Sentieri, ponti e passerelle per aiutare i giovani a credere in sé stessi

SePoPass per il diritto alla crescita e allo studio

SePoPass per il diritto alla crescita e allo studio

Sentieri, ponti e passerelle per aiutare i giovani a credere in sé stessi

Due anni di laboratori, esperienze, tirocini e viaggi per motivare i ragazzi che non studiano e non lavorano

A 42 mesi di distanza dall’avvio dei lavori, insieme a tutti i protagonisti di Se.Po.Pass., che sta per Sentieri, ponti e passerelle, ci siamo riuniti per la rendicontazione sociale ed un confronto sulle nuove prospettive del progetto per il diritto alla crescita e allo studio. Se.Po.Pass. non mira a contrastare la dispersione scolastica e nemmeno alla formazione professionale e all’inserimento lavorativo ma, usando le parole del professore Laino, responsabile nazionale del progetto, è una terza via. Per la prima volta, cerca di intercettare quei ragazzi che hanno avuto esperienze scolastiche traumatiche (esperienze di vita traumatiche…), non riescono a studiare e a concentrarsi e non sono nemmeno interessati ad imparare un mestiere. È un mondo invisibile, in crescita, che sfugge alle anagrafi, ai censimenti della scuola, della giustizia minorile, delle istituzioni.

I numeri del progetto a Reggio Calabria

All’interno del progetto siamo partiti con 25 ragazzi andando a cercarli nelle loro case, nelle loro stanze, con un’educativa di strada, soprattutto nei quartieri periferici di Arghillà e Modena, e non è stato facile fare interagire i due gruppi e contrastare quelli che rifiutavano i ragazzi rom. Il progetto sviluppato pure a Napoli e Messina e finanziato da Impresa sociale Con i bambini, nell’ambito del Fondo per il contrasto alla povertà minorile, è stato come un risarcimento per i ragazzi che hanno sofferto tanto, si sono autostigmatizzati, pensano di non valere nulla, provengono da famiglie disagiate, sono diventati apatici o rischiano di finire nelle maglie della criminalità. E allora il metodo per coinvolgerli e motivarli è proporre loro percorsi assolutamente diversi da quelli scolastici e professionali che offrono trattamenti uguali per tutti.

Qui la forza degli interventi è stata nell’individualizzazione, nella presa in carico totale e nella costante attività di tutoraggio. Nell’arco di due anni, i ragazzi hanno fatto molte esperienze di gruppo, all’aperto e in mare, hanno sperimentato cose mai provate, come l’approccio critico al cibo e il recupero degli scarti in cucina con Slow Food, hanno imparato a fotografare e le arti circensi, ad esplorare grotte e torri costiere, viaggiare, gestire il proprio corpo e le emozioni. L’equipe formata da educatori e psicologi li ha aiutati a definire abilità e inclinazioni, i laboratori con gli esperti ed i 19 tirocini presso pasticcerie, pizzerie, associazioni sportive, alberghi e tante altre attività hanno aperto future possibilità di lavoro per una parte dei beneficiari.

SePoPass per il diritto alla crescita e allo studio

Una seconda possibilità per tutti

“Qualcuno è stato assunto dall’azienda presso cui ha svolto il tirocinio – ha spiegato Giovanni Laino – anche se la collocazione lavorativa non è tra gli obiettivi del progetto, che vuole essere come una sorta di grande cocktail di integratori per aiutare i ragazzi a rialzarsi ridando loro la fiducia in sè stessi, far capire che c’è una seconda possibilità per tutti”.

I ragazzi sono stati ascoltati singolarmente, senza la presenza di educatori e tutor, per capire cosa non funzionava o poteva essere migliorato nelle attività proposte. Hanno apprezzato ciò che li ha messi in gioco in maniera complicata, come la rappresentazione di sé attraverso il teatro, per migliorare la relazione sia con gli adulti, sia con i loro pari. Si è capito che bisogna investire maggiormente su tirocini più specifici ed ampi, sui percorsi individuali, sulla presenza di esperti e tutor esterni che interagiscano in maniera diretta e matura, per non innescare quelli che i ragazzi percepiscono come meccanismi di infantilizzazione.

L’esperienza del viaggio

Molti non erano mai usciti dal loro quartiere, si sentivano grandi senza avere mai imparato a stare nel mondo. L’esperienza che più li ha entusiasmati è stata il viaggio, gli Erasmus a Milano, Trento, Messina, Napoli. Cosimo ha raccontato di avere visto per la prima volta la montagna in Trentino, di avere visitato le bellezze di Napoli e capito a Milano cos’è una metropoli. Ma, soprattutto, ha scoperto di essere bravo a tagliare e pettinare i capelli e questo ora è il suo lavoro. Kadhija, invece, pensava che un giorno sarebbe diventata una brava estetista.

Il progetto Se.Po.Pass. l’ha intercettata nella comunità in cui viveva e l’ha tirata fuori dal periodo buio che stava attraversando. Si è sentita ascoltata, lo sottolinea quasi stupita dei tanti progressi fatti. Sperimentando, frequentando laboratori e imparando lei ad ascoltare sé stessa, ha capito che le piace lavorare nei locali, a contatto con la gente, e adesso spera di trovare un posto da banconista. Il 24 marzo, Cosimo, Kadhija e gli altri ragazzi si sono rincontrati nel parco di Ecolandia per una grande di festa di fine progetto, con le persone che li hanno accompagnati in questo viaggio negli ultimi due anni. Insieme hanno impastato ed infornato i dolci pasquali, riprovato l’ebbrezza del parco avventura e della teleferica e ricordato le tante esperienze che li hanno aiutati a crescere.  

SePoPass per il diritto alla crescita e allo studio
SePoPass per il diritto alla crescita e allo studio

Un modello da seguire

Che questo sia un dispositivo vincente, lo hanno confermato tutti i partecipanti al tavolo di confronto e rendicontazione sociale. È importante capire che si lavora con le persone, non si possono abbandonare dopo avere creato legami ed ottenuto risultati, gli interventi devono essere strutturati e continui. “Non servono show, ma agenzie specializzate del fare. Preferisco azioni più costanti, sobrie – dice il professore Laino –  che non vanno sui giornali e che collaborano con gli enti locali. Anche perché il vero problema delle periferie è la fruizione dei servizi”. Infatti, tra i bassi dei Quartieri spagnoli, la sua associazione opera con uno Sportello sociale, una presenza fissa lì dove c’è il bisogno.

E sembra andare in questa direzione, il contributo dell’Assessore comunale al Welfare di Reggio Calabria Lucia Nucera, che ha chiesto innanzitutto la collaborazione delle scuole nell’immediata segnalazione dei ragazzi che abbandonano e invece rimangono normalmente iscritti negli elenchi scolastici, senza che sia data la possibilità di attivare gli interventi per individuarli e recuperarli. Nella periferia di Arghillà, ha spiegato l’Assessore Nucera, è partito un ulteriore lavoro di progettazione sociale. È importante, quindi, dare attenzione ai giovani: nei quartieri più difficili bisogna intensificare i servizi e dare punti di riferimento in modo che possano riacquistare fiducia nelle istituzioni e verso il territorio in cui abitano.